LA STORIA DI PANNARANO
Dalle Origini all'UnitA' d'Italia
Un manoscritto del 1500 di G.B. Formichelli presbitero della terra di Panderano, colloca la fondazione di questo paese intorno alI' anno 295 a.c. Da documenti ufficiali più attendibili l'esistenza di questo piccolo centro risale già ai secoli XIII e XIV con la denominazione di "Casali Ponderani". Le tombe di origine sannitica, rinvenute lungo la fascia pedemontana, fanno ipotizzarne addirittura l'esistenza con in nucleo abitativo in epoca più remota, nell'epoca della civiltà dei Sanniti. Vi sono tutt'oggi forti dubbi sulle ipotesi fatte da G.B. Formichelli secondo le quali vi dovrebbe essere all'origine una delle sette Are (l'ara Panis)innalzate dai romani dopo la vittoria sui Sanniti come affermazione della loro superiorità su questo popolo. Lo stemma del Comune di Pannarano è costituito da un braccio teso in alto con mano chiusa che stringe una pergamena, quasi a far pensare che, al pugno chiuso. simbolo della forza bruta. si contrapponeva il plico della legge. Alcuni storici più cauti nelle loro ricerche come il Iamalio ed il Meomartini, non scartano l'ipotesi che vi sia stato, ai tempi dei romani, un Fundus Ponderanus, o un Pundus, termine questo, che ricorre spesso nelle iscrizioni latine del Momsen. Il feudo nel 1300 era posseduto dalla famiglia Della Leonessa, donato dalla famiglia Stendardo per il matrimonio di Guglielno della Leonessa con Isabella Stendardo.
Sarebbe stato proprio Guglielmo della Leonessa ad erigere il castello di Pannarano come utile difesa.
Fu durante il dominio del figlio Marino, che questo centro subì gravi danni a causa delle lotte Aragonesi, così come riporta un famoso diario anonimo. Nel 1456 l'ebbe Gabriella della Leonessa come dote di matrinonio, poi in seguito venduto a Francesco De Lagonissa.
Lo Stato delle Rendite presentato da Fabrizio della Leonessa alla Regia Camera della Sommaria il 25 Settembre 1465 riporta il feudo di Pannarano tra i possedimenti della sua casata. In seguito gli eredi di Gabriella della Leonessa fecero annullare la vendita prima descritta ed alienarono il feudo a Martino Marziale di Napoli, Regio Consigliere di Ferdinando I° d'Araragona con atto stipulato nel castello di Pannarano il 19 Aprile 1485.
Con la morte del Marziale senza che egli avesse lasciato eredi legittimi, il feudo passò di diritto alla Corona di Spagna. Federico d'Aragona con atto del 31 Maggio 1498 donò il Casale Panderano de Provincia Vallis Gaudinae... al suo "paggio " Giovannantonio Caracciolo della famiglia dei Caracciolo Rossi. A questi successe suo figlio Giovan Francesco ed ancora il figlio di quest'ultimo Ascanio nel 1587. Un Giovan Francesco ttjnhre, figlio di Ascanio Io divenne barone di Pannarano nel 1605. Sempre la stessa famiglia Io ha posseduto fino alla fine del feudalesimo.
Il barone Benedetto Caracciolo nel 1690 invitò presso il suo castello di Pannarano un noto avvocalo Napolelano, Niccolò Amenta uomo di lettere e professore di diritto che descrisse le bellezze del paese nella sua opera: I capitoli di Niccolò Amenta avvocato napoletano (Firenze 1721). In essa il poeta loda tutto ciò che si presenta ai suoi occhi:
Giungemmo alla pur fine in Panderano.
Picciola terra sì, ma tanto vaga.
Ch'io non c'invidio al Papa il Vaticano.
In mirandola gli occhi e il cor n'appaga.
Posta su un colle dilettoso e ameno,
Per opra, ti direi, d'un arte maga.
Passa 1'Amenta alle carni ed al vino:
Buone carni ha il paese, o poco lunge;
Il vino c'è a bizzeffe e prezioso
Che dolcemente la lingua ti punge,
Sorbevol lusingante e poderoso,
E Galizia, che è grande assaggiatore
Accostante il direbbe e saporoso.
Questo è quel merviglio ha il suo colore.
Ma quello che qui chiamano Fiano,
Di forza ogni altro vino vince e di sapore.
Che Centone, che Corso, che Trebbiano,
Che Razzesi, Vernaccia, o Moscatello.
Chiarello, Malvagia, San Cimignano.
Matteo Francesi, che si buono e bello,
Volle che stato fosse il Somman Greco,
Sappia, ch'appetto a questo è un acquatello,
Accanto io ne vorrei mai sempre meco:
Cantando vincerei con polso e lena,
Dante e Petrarca, ogni latino e Greco....
L' Amenta fa sicuro riferimento al famoso Aglianico di Pannarano che lo stesso Iamalio annovera fra i primissimi vini se non il primo nella provincia di Benevento. Il commercio del vino in particolare ha sorretto l'economia del paese che lo esportava in tutte le parti del Regno fino agli anni 1930-40, anni in cui la Filossera della vite distrusse tutti i vigneti della zona, con gravissime perdite per l'agricoltura del paese. Lo stesso successe per i castagneti che pure avevano sempre reso un grande contributo all' economia di una collettività basata soprattutto sull'agricoltura. Con l'Unità d'Italia Pannarano fu trasferito dall'allora Principato Ultra (oggi Provincia di Avellino) alla nascente Provincia di Benevento, costituendo così un'isola tracciata all'interno della Provincia di Avellino e come confine tra le due province.